I Giochi di strategia nella didattica dalla scuola materna all'università;

di Bruno D'Amore

È sempre stato notevole l'interesse che i matematici hanno ravvisato per quanto concerne i giochi. Un matematico del recente passato, Giuseppe Peano, in conclusione di un suo famoso libretto [p] (pag. 63) scrive: .....Se gli allievi non capiscono, il torto è dell' insegnante che non sa spiegare..

Bruno D'Amore

Né vale addossare la responsabilità alle scuole inferiori. Dobbiamo prendere gli allievi come sono, e richiamare ciò che essi hanno dimenticato, o studiato sotto altra nomenclatura. Se l'insegnante tormenta i suoi alunni, e invece di cattivarsi il loro amore, eccita odio contro di sé e la scienza che insegna, non solo il suo insegnamento sarà negativo, ma il dover convivere con tanti piccoli nemici sarà per lui un continuo tormento.

Ognuno si fabbrica la sua fortuna, buona o cattiva. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Così disse Giove, e lo riferisce Omero, Odissea, I, 34. Con questi principi, caro lettore e collega, vivrai felice". Quale "strategia didattica" consiglia Peano ai professori di matematica?

Lo scrive a pagina 1 della stessa opera "In tutti i tempi, e presso tutti i popoli, si insegnavano dei giochi per rendere dilettevole o meno noiosa l'aritmetica. Saggiamente questi giochi si trovano nei nuovi programmi [corre l'anno 1923] delle scuole elementari. Credo far cosa utile agli insegnanti col pubblicarne alcuni". Ed ora un matematico contemporaneo, Roberto Magari, in un suo libricino ("ino" come mole, non come contenuto) pubblicato nel 1989 [M], e destinato "agli iscritti al primo anno di matematica" ma che può esser letto "senza danno soverchio dagli studenti di scuola media, da coloro che si iscrivono ad altri corsi di laurea, da chiunque non voglia fare della sua ignoranza matematica titolo di merito (ci sono ancora umanisti, diciamo, insigni con siffatto vezzo) e, absit iniuria, perfino dai docenti di matematica" (pag. 4), l'Autore suggerisce letture piuttosto inusuali per un matematico: a pag. 4 spinge, "senza timore di 'perdere tempò, ai giochi matematici (tipo, per intendersi, rubrica del Gardner su 'Le Scienzé)"; a pag. 115 spinge a leggere "tutto di Lewis Carroll".

Ma l'interesse per i giochi è molto più antico; basti pensare ai giochi che appaiono nelle opere di Tartaglia (nel Rinascimento), di Fibonacci (nel tardo Medioevo), di Alcuino e dì Beda il Venerabile (nel primo Medioevo) (è in un´"opera di quest'ultimo che si trova la più antica citazione del famosissimo gioco della capra, del cavolo e del lupo). Perché questo interesse ?.......